Gira Lemene 1

Itinerario alla scoperta di antichi mulini ispirazione di poeti e scrittori

Conosciuto anche come “La via del pane”, questo suggestivo itinerario conduce alla scoperta di antichi mulini svelando lo stretto legame che il territorio di Portogruaro intreccia con i corsi d’acqua che lo lambiscono. Un’unione, quella con l’acqua, che si deve al fiume Lemene e ai suoi affluenti, il Reghena e il Loncon. Alimentato quasi totalmente da acque di risorgiva, il Lemene nasce nella pianura friulana occidentale e dopo aver attraversato diversi comuni come Gruaro, Portovecchio, Portogruaro, Concordia Sagittaria e la laguna di Caorle, sfocia nel mar Adriatico.
Uno scorrere lento di acque vitali su cui si affacciano autentici mulini, su cui si rispecchiano ancora antiche tradizioni legate ad un’attività agreste che ha caratterizzato questo lembo di terra per secoli.

 

Dai Mulini di Sant’Andrea a Villa Bombarda.
L’itinerario in biciletta parte proprio dal centro storico di Portogruaro dove le acque del fiume abbracciano i meravigliosi Mulini di Sant’Andrea risalenti al XII secolo. Oggi sono sede della Galleria Comunale d’Arte Contemporanea e costituiscono forse lo scorcio più suggestivo della città. Seguendo la pista ciclabile cittadina attraverso borgo di San Nicolò e proseguendo verso Portovecchio, si giunge nel piccolo borgo che custodisce Villa Bombarda. Costruita nel 1661, è una tipica villa veneta di campagna immersa in un parco di 11 ettari e attraversato dal fiume Lemene la cui corrente, in passato, azionava un antico complesso di mulini che al loro interno conservano ancora un generatore a dinamo dei primi del ‘900 che, azionato dalla ruota a pale esterna, forniva l’energia elettrica necessaria al borgo. Il parco è visitabile a piedi, tutti i giorni – domenica esclusa – 10-12 e 14-18.

 

Un parco per il Mulino di Boldara.
Di nuovo in sella alla bici seguendo le indicazioni della pista ciclabile GiraLemene, costeggiando campi di granoturco lungo strade secondarie si arriva al Parco di Boldara: un’area riconosciuta riserva naturale caratterizzata da un mosaico di sentieri, boschi, laghetti e piccoli prati. 140 ettari di parco che custodiscono il mulino di Boldara datato primi del’900 dove oltre alla macina dei grani, alla battitura delle stoffe, era attiva anche una segheria. Rimasti in funzione sino agli anni ’70, non sono visitabili, ma durante la sosta si può ancora ascoltare lo scroscio della piccola cascata d’acqua che azionava le pale e ammirare i cigni mentre, indisturbati, si lasciano cullare in questo angolo di paradiso.


I Mulini di Stalis e la fontana di Venchiaredo.
Riposati all’ombra del parco di Boldara si riparte alla volta dei Mulini di Stalis, utilizzati per secoli dai monaci della vicina abbazia benedettina di Sesto al Reghena per macinare cereali e la battitura di fibre in lino. Già citati in alcuni documenti del 1400, i mulini sono stati ristrutturati nel 2000 e, grazie alla realizzazione di una passerella in legno che domina il fiume, si possono nuovamente ammirare le pale e gli antichi ingranaggi, nonché visitarne l’interno – solo nei mesi estivi – per osservare macchinari risalenti agli anni ’20. Imboccando infine il sentiero che fiancheggia le strutture lungo la strada bianca in direzione Cordovado, si può visitare il parco letterario della fontana di Venchiaredo, celebre luogo descritto da Ippolito Nievo ne “Le confessioni di un italiano”.

Da qui si riparte per rientrare a Portogruaro dove, all’ombra di portici veneziani, si può rifocillarsi con un tipico aperitivo a base di cicchetti e vini Doc, prodotti in quell’entroterra che guarda verso il mare.

 

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